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Laboratorio di didattica della storia: ciditorino.it

 
L'imperialismo romano
 
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esperienza didattica realizzata sulla base dell'impostazione metodologica proposta in
 Gianna Di Caro, La storia in laboratorio, Carocci Faber - scuolafacendo
 

 
 
 
 
IL CONTESTO
 
    Processi di lunga durata
 

La costruzione dell’impero

Sviluppo della macchina da guerra: l’esercito

L’integrazione nell’impero delle popolazioni soggette
 
 
     Eventi
Occupazione della Britannia (43-84 d.C,)
 
      Il contesto di riferimento della fonte “Il discorso del britanno Calgato” tratto dalla Vita di Agricola di Tacito, è costituito dall’imperialismo romano. Assumendo come data di inizio della politica imperialistica l’espansione verso il sud d’Italia, l’imperialismo romano si configura come un processo di lunga durata accompagnato dalla costruzione di una formidabile macchina da guerra che va dall’esercito di contadini-soldati alle legioni professionali, artefici delle conquiste imperiali. La costruzione dell’impero si accompagna ad una politica di integrazione realizzata attraverso :
1 - la concessione della cittadinanza romana alle classi dominanti dei popoli conquistati e facenti parte delle varie province dell’impero
2 -  l’esportazione del modello urbanistico romano insieme all’uso della lingua latina.
 
            La scelta degli elementi contestuali si è orientata a favore del tema dell’esercito. A questo scopo sono stati utilizzati testi pertinenti e la cassetta della trasmissione televisiva di Alberto Angela “Ulisse, il piacere della scoperta – Legioni invincibili”.  La progressiva estensione dell’impero è stata rappresentata attraverso la lettura di carte geopolitiche. Il tema dell’integrazione dei vari popoli nell’unità dell’impero è stata presentata mostrando, attraverso la stessa registrazione, la diffusa presenza di elementi urbanistici ed architettonici romani nelle varie parti dei territori conquistati e facendo riferimento al problema della cittadinanza.
 
 
La rappresentazione schematica del contesto
 
 
  
TESTO 1
 
I ROMANI E LA GUERRA
 
 
Nel mondo romano la guerra occupava una posizione importante ed era regolata da riti religiosi.
Come prescriveva la tradizione, prima di arrivare alle armi, i Romani dovevano tentare le vie della pace. Nei primi anni della repubblica, un sacerdote recava ai nemici le condizioni di pace di Roma. Quando le proposte non erano accettate e il popolo si pronunciava per l'apertura delle ostilità, a Roma venivano aperte le porte del tempio di Giano e i sacerdoti recitavano formule propiziatorie. In questo modo la guerra veniva definita ufficialmente "giusta" e ciò, secondo i Romani, avrebbe reso benigni gli dei. Preghiere e sacrifici venivano offerti non solo alle divinità romane, ma anche a quelle dell'avversario, nel tentativo di ottenerne protezione e benevolenza.

Grande attenzione era rivolta agli auspici ("segni"), che consentivano di interpretare il volere divino. Il più noto era quello basato sull'osservazione del modo di mangiare dei "polli sacri": se mangiavano avidamente, era buon segno. Gli storici antichi raccontano che durante la prima guerra punica il console Claudio Pulcro, irritato perché i polli si rifiutavano di mangiare, li fece gettare a mare gridando: "Se non mangiano, che almeno bevano!". Il giorno dopo la flotta romana fu duramente sconfitta dai Cartaginesi nelle acque di fronte a Trapani. 

Il rito più importante era però il trionfo con il quale un generale chiudeva una guerra vittoriosa. Il trionfo rappresentava insieme un grande onore per il comandante, una festa del popolo e dell'esercito, e una cerimonia religiosa. Solo il Senato poteva stabilire se un comandante meritasse un riconoscimento così importante e i senatori, insieme ai più alti magistrati di Roma, aprivano il lungo corteo che attraversava tutta la città fino al Campidoglio.

Carri carichi di bottino e prigionieri destinati alla morte o alla schiavitù precedevano il generale vittorioso. In piedi sul suo carro tirato da quattro cavalli bianchi, egli indossava una toga con stelle dorate e un mantello di porpora. Uno schiavo gli reggeva sul capo una corona d'oro, e di tanto in tanto gli sussurrava all'orecchio, secondo il rito: "Ricordati che sei solo un uomo". Giunto il corteo in Campidoglio, la cerimonia si concludeva con un sacrificio di ringraziamento a Giove Capitolino, protettore dello stato romano.
Si è calcolato che nel giro di due secoli (dal 252 al 53 a.C.) furono celebrati a Roma più di settanta trionfi. 
 
 

 

Rispondi alle seguenti domande:

 
1.   Prima di iniziare una guerra quale strada si cercava di percorrere?
2.   Cosa succedeva quando la guerra veniva dichiarata?
3.   Che significato ha l'espressione "guerra giusta"?
4.   A che cosa servivano gli auspici?
5.   In cosa consisteva il trionfo?

 
TESTO 2
 
DALLA GUERRA TRADIZIONALE ALLA GUERRA SENZA TREGUA.
 

…Ogni pretesto è buono: tre vacche rubate, un raccolto portato via, e la guerra si scatena per ottenere la restituzione del maltolto. La dichiarazione di guerra ha luogo seguendo un rituale minuzioso, simile per entrambe le parti; un sacerdote appositamente incaricato dal popolo offeso lancia un giavellotto nel territorio del nemico per provocarlo. Trenta giorni dopo, cominciano le ostilità. Dopo qualche combattimento in prossimità dei confini, lontano dai campi coltivati, nelle zone fuori mano in cui d’estate i pastori portano le greggi a pascolare, uno dei due contendenti si riconosce sconfitto – a volte c’è un solo morto di più! – e ognuno torna a casa. Evidentemente, affinché il sistema funzioni, è necessario che i due avversari siano giocatori onesti e che accettino la sconfitta quando sopraggiunge secondo le regole.

A partire dalla metà del IV secolo, i Romani diventano giocatori sleali, rifiutano di riconoscersi sconfitti e continuano la guerra fino a quando non vincono loro; al termine lo sconfitto perde la libertà e non potrà combattere mai più. Le città vinte scompaiono e vengono assimilate a Roma. Il soldato romano diventa quello che non cede mai, gli altri popoli lo reputano un furfante, mentre lui si crede un eroe.  L’esercito romano è diventato una formidabile macchina da guerra adatta alla conquista di nuovi territori e alla sottomissione di altri popoli.
 
Adatt. da F. Dupont, La vita quotidiana nella Roma repubblicana, Mondadori, Milano, 1994
 
 
Rispondi:
 
1. Come cambia la guerra per i Romani dopo la metà del IV secolo?

 
TESTO 3
 
IL SOLDATO E LA DISCIPLINA
 
I soldati romani sono retti da una disciplina terribile. Durante la battaglia il soldato si muove soltanto quando riceve gli ordini; le insegne di ogni manipolo, composto da un centinaio di uomini, servono a trasmettere gli ordini del comando durante il combattimento. Nell'accampamento, la disciplina non viene meno. Nessuna altra legge vale quanto gli ordini del generale e le tradizioni sono ancora più dure. Se per esempio un soldato si è addormentato mentre faceva la guardia di notte, viene condannato alla bastonatura; dopo che il tribuno ha dato il segnale, ogni uomo che il soldato ha messo in pericolo lo colpisce a sua volta o gli tira addosso una pietra. Nessuno gli augura di sopravvivere, perché altrimenti cosa sarebbe di lui? Gli è vietato tornare in patria, e nessun membro della famiglia correrebbe il rischio di dargli ospitalità. Questa disciplina si fonda, in effetti, sia sul sentimento dell'onore che sulla violenza. Un soldato romano non sopporta la vergogna (…).
Perciò i soldati, che si trovano di presidio in qualche luogo, preferiscono, per paura della punizione che li aspetta, affrontare una morte sicura, quando sono assaliti da forze soverchianti, piuttosto che abbandonare il posto. Alcuni, che in combattimento si sono lasciati sfuggire lo scudo, la spada o qualche altra arma, si lanciano temerariamente contro i nemici, con la speranza di recuperare l'arma perduta o di schivare con la morte l'onta inevitabile e gli insulti dei propri concittadini.
 
Da F. Dupont, La vita quotidiana nella Roma repubblicana, Mondadori, Milano 1994
 
 
 
Rispondi alle seguenti domande:
 
1. Quali regole deve seguire il soldato in battaglia e nell’accampamento?
2. Su che cosa si basa la disciplina?
 
 
 
 
La fonte-problema: il testo per la discussione
 
CONTRO L'IMPERIALISMO ROMANO 
 
"Tutte le volte che io considero le cause della guerra e la nostra ardua situazione, nutro grande speranza che oggi la vostra concordia debba segnare per tutta la Britannia il principio della libertà. Infatti, voi siete tutti quanti uniti, ignari di ciò che sia servitù, e non ci sono terre alle nostre spalle, mentre neppure il mare è sicuro, poiché siamo sempre sotto la minaccia della flotta romana. In tali condizioni armi e combattimenti, ragione di gloria per i valorosi, sono nel tempo stesso la più sicura difesa anche per gli inetti. Le precedenti battaglie, quando con varia fortuna si lottò contro i Romani, avevano nelle nostre braccia una speranza e un aiuto, perché noi, che siamo la stirpe più pura di tutta la Britannia, e che per ciò abitiamo proprio la regione più remota, noi che non scorgevamo neppure le spiagge dei popoli schiavi, avevamo persino lo sguardo libero da ogni contatto con l'oppressore. Noi che siamo al limite estremo del mondo e della libertà, fummo, fino ad oggi, difesi dal nostro nascosto rifugio e dall'oscurità della fama; si sa che tutto ciò che è sconosciuto è fonte di meraviglia. In questo momento, tuttavia, si vengono a scoprire i confini ultimi della Britannia, ormai al di là non v'è più altra gente, non ci sono che gli scogli e le onde, e, flagello ancor più grande, i Romani, alla prepotenza dei quali invano tenterete di sottrarvi con la sottomissione e l'obbedienza. Rapinatori del mondo, i Romani, dopo aver tutto devastato, non avendo più terre da saccheggiare, vanno a frugare anche il mare; avidi se il nemico è ricco, smaniosi di dominio se è povero; tali da non essere saziati né dall'Oriente né dall'Occidente, sono gli unici che bramano con pari veemenza di possedere tutto, e ricchezze e miseria. Rubare, massacrare, rapinare, questo essi, con falso nome, chiamano impero e là dove hanno fatto il deserto, dicono di aver portato la pace."
Da Tacito, Vita di Agricola
 
 
Domande mirate:
 
1. Che considerazione hanno di se stessi i Britanni?
2. Quale immagine hanno dei Romani?
3. Se tu fossi stato Calgaco avresti fatto questo discorso ai Britanni? Spiega il perché della tua risposta.
 
 
 
 
 
LA DISCUSSIONE
 
FEDERICA: I Britanni si considerano uniti, ignari ma anche la stirpe più pura di tutta la Britannia si considerano al limite estremo del mondo e della libertà.
I Britanni vedono i Romani prepotenti, rapinatori del mondo, avidi se il nemico è ricco smaniosi di dominio sul povero, insaziabili che bramano con pari veemenza di possedere tutto; rubano, massacrano, rapinano e dicono di aver portato la pace.
Se io fossi stata Calgaco avrei distrutto l’impero romano vendicando il male che ha fatto agli altri.
 
ALESSANDRA: I Britanni si considerano la stirpe più pura e sono fieri di abitare in una regione più remota..
I Britanni vendono i Romani come i saccheggiatori del mondo e col falso nome d’impero massacrano e rapinano.
Fossi stato Calgaco avrei incoraggiato l’esercito a lottare per la libertà della Britannia
 
SARA: I Britanni pensano di essere la stirpe più pura di tutta la Britannia dato che la loro regione è ai confini dell’ Impero Romano.
I Britanni vedono i Romani come persone che devastano e saccheggiano i territori conquistati. Sono visti come conquistatori di tutte le terre conosciute, vogliono possedere tutto: sia ricchezza che miseria
Avrei detto le stesse cose però con meno patriottismo, perché ad esempio i Britanni dicevano di essere la razza più pura:
 
NADIA: I Britanni si considerano uniti e valorosi ignari di ciò che sia servitù e si considerano        
la stirpe più pura di tutta la Britannia.
I Romani li vedono come una minaccia, rapinatori del mondo, vogliono possedere tutto: sia ricchezza che miseria .
Se fossi stata Calgaco il mio discorso sarebbe stato questo: “Bisogna conquistarci la vittoria e la libertà attraverso il loro sangue , infieriamo sui loro cadaveri e facciamogli subire quello che hanno fatto agli altri, distruggiamo il loro immeritato impero.”
 
SILVIA: I Britanni si considerano inferiori ai Romani perché sono in una situazione difficile: dato che i Romani stanno avanzando da Sud e dietro di loro c’è il mare non hanno vie di fuga e l’unica cosa che gli viene da fare è appunto  sperare di vincere la guerra.
I Britanni vedono i Romani come dei rapinatori che devastano tutto quello che incontrano, avidi e smaniosi di dominio, vogliono possedere tutto e dove portano  miseria dicono di aver portato la pace.
Se io fossi stata Calgaco avrei incitato i Britanni alla vittoria facendo un discorso che gli dia  
coraggio e gli avrei detto che se fossero morti, sarebbero morti per una giusta causa.   
 
VALENTINA P.: I Britanni pensano di sé che si credono la razza più pura della Britannia però di fronte all’evidenza della forza dei Romani si sottomettono.
I Britanni vedono i romani come rapinatori del mondo, devastatori di terre e massacratori avidi se il nemico è ricco e smaniosi di dominio se il nemico è povero. Sono gli unici che bramano con tale veemenza di possedere tutto: ricchezza e miseria.
Se io fossi stata Calgaco avrei detto al mio popolo che noi nutriamo grande speranza e libertà per tutta la Britannia. Noi che siamo al limite estremo del mondo in questo momento non possiamo che sottometterci alla loro forza, perché i Romani sono grandi conquistatori, per evitare il massacro del nostro popolo.
 
SARA: “Dei quattro gruppi secondo me ha ragione Valentina perché se i Britanni non si sottomettevano ai Romani non facevano tante vittime e hanno più diritti perché i Romani alle popolazioni che si sottomettevano facilmente davano più diritti “.
 
NADIA: “Invece secondo me no perché uno deve combattere con i propri ideali”.
 
VALENTINA F.: “Mai sottomettersi senza prima aver fatto ciò che uno pensa”.
 
ALICE: “Senza prima aver pensato di fare quello che si vuole fare”.
 
ELISA: “Sì però così muore tanta gente che non ha colpa”.
 
VALENTINA F.: “Allora sottomettiamoci a tutto quello che dice la gente e diamola sempre vinta agli altri”.
 
ELISA: “Perché i Britanni alla fine sapevano di essere più deboli dei Romani e così facendo la guerra tra di loro sapevano di perdere e di conseguenza facevano molte vittime.”
 
ALICE: “Allora scusami ma non serve a niente fare la guerra “.
 
NADIA: “ I Britanni saranno anche stati deboli però magari hanno voluto tenere alto il loro orgoglio; sapevano di essere deboli però hanno combattuto lo stesso”.
 
ELISA: “Secondo me le guerre quando si possono evitare si ritardano”.
 
ELISA: “ Secondo me era possibile evitare la guerra se i Romani andavano a patteggiare con i Britanni perché si facevano degli accordi; e poi i Romani quando conquistavano le altre terre rispettavano i diritti e le altre idee. Secondo venivano rispettati anche i diritti dei Britanni .”
 
ALESSANDRA: “ Secondo me bisogna lottare comunque perché non bisogna scoraggiarsi perché lotti per la libertà del tuo paese. Secondo me bisogna essere speranzosi cercando di salvare il popolo”.
 
STEFANO T.: “Anch’io penso che bisogna lottare senza mai arrendersi”.
 
(…)
 
ANALISI DI UNA PARTE DELLA DISCUSSIONE
 
INTERVENTI
OPERAZIONI ARGOMENTATIVE
PROCEDURE ESPLICATIVE
SARA: Dei quattro gruppi secondo me ha ragione Valentina P.,
 
perché se  i Britanni  si  sottomettevano ai Romani non  facevano  tante  vittime e hanno più diritti
 
perché i Romani alle popolazioni che si sottomettevano facilmente davano più diritti
 
Asserzione
 
 
Giustificazione e strategia controfattuale
 
Giustificazione
Valutazione
 
 
Appello ad una condizione Appello alle conseguenze
 
 
Spiegazione motivazionale
NADIA: Invece secondo me no,
 
perché uno deve combattere con i propri ideali                         
 
Opposizione
 
Giustificazione
Predicazione
 
Appello ad un principio
VALENTINA  F.: Mai sottomettersi senza aver fatto ciò che uno pensa
 
Asserzione
Appello ad un principio
ALICE: Senza prima aver pensato di fare
quello che si vuole fare
 
Asserzione
Appello ad un principio
ELISA: Si però così muore tanta gente
 
che non ha colpa                                                              
Concessione
 
Asserzione
Predicazione
 
Appello alle conseguenze
VALENTINA  F.: Allora sottomettiamoci a tutto quello che dice la gente
 
e diamola sempre vinta agli altri                                                                                    
Asserzione
 
 
Asserzione
Appello ad un principio implicito  (“non bisogna sottomettersi”)
ELISA: Perché i Britanni alla fine sapevano di  essere  più  deboli dei Romani 
 
e così facendo la guerra tra di loro sapevano di perdere
 
e di conseguenza facevano molte vittime           
 
Giustificazione
 
 
 
Asserzione
 
 
Asserzione
Appello ad una spiegazione contestuale  (i  rapporti  di forza)
 
Appello ad una spiegazione motivazionale
 
Appello alle conseguenze
ALICE: Allora scusami, ma non serve a
niente fare la guerra
 
Opposizione
Affermazione di un principio
NADIA: I Britanni saranno stati anche deboli                                     
però magari hanno  voluto tener alto     il loro orgoglio,
 
sapevano  di  essere deboli, 
 
però  hanno  combattuto lo stesso.
 
Concessione
 
Opposizione
 
 
 Asserzione
 
 
 Asserzione
Appello ad una condizione
 
Appello ad una spiegazione motivazionale
 
 
 
Predicazione
ELISA: Secondo me le guerre quando si possono evitare si ritardano.
 
Asserzione
Appello ad un principio
ELISA: Secondo me era possibile evitare la guerra
 
se i Romani andavano a  patteggiare con i Britanni
 
perché si  facevano degli accordi
 
e poi i Romani quando conquistavano le altre  terre rispettavano i diritti e le  altrui idee.                                            
Secondo me venivano rispettati anche i diritti dei Britanni.
 
Asserzione
 Strategia controfattuale
 
Giustificazione
 Asserzione
 
Asserzione
Predicazione
 
 
Appello ad una condizione
 
 
Appello ad una spiegazione contestuale
Appello ad una spiegazione contestuale
 
Appello alle conseguenze
ALESSANDRA: Secondo me bisogna   lottare comunque
 
perché non bisogna scoraggiarsi
                
perché lotti per la libertà del tuo paese.                  
Secondo me bisogna  essere  speranzosi cercando di salvare il popolo.
 
Asserzione
 
 
 
Giustificazione
 
Giustificazione
 
Asserzione
Appello ad un principio
 
 
Appello ad una spiegazione motivazionale
 
 
Appello ad un principio
STEFANO T.: Anch’io penso che bisogna lottare  senza mai arrendersi.
Asserzione
Appello ad un principio
 
 
 
OSSERVAZIONI SULLA DISCUSSIONE
 
 
      La spiegazione impiega una molteplicità di operazioni argomentative: alle asserzioni seguono le giustificazioni, le opposizioni, le concessioni, il ricorso alla strategia controfattuale.
Il decentramento rispetto alla fonte si esprime attraverso una valutazione del significato del suo contenuto: l’opportunità o meno di resistere ai Romani. Si apre così un dilemma: è giusto combattere per difendere la propria libertà pur sapendo di essere più deboli, oppure è meglio piegarsi alla volontà dei conquistatori per risparmiare il sacrificio inutile di tante vite?
       La classe si divide su questo problema in due gruppi e le ragioni cercate per avallare ciascuno le proprie tesi mettono in moto procedure epistemiche tratte da una conoscenza storica pertinente. Le allieve che difendono la scelta di combattere contro i Romani fanno appello a principii e a spiegazioni motivazionali; quelle che sono favorevoli alla resa portano a garanzia delle loro tesi due diverse spiegazioni contestuali: la sproporzione del rapporto di forze tra Romani e Britanni a favore dei primi; la pratica di Roma di concedere la cittadinanza ai popoli che si sottomettono e la probabilità che questo possa succedere in seguito anche nei confronti dei Britanni.
           
    La prima spiegazione esprime una condizione reale, la seconda una generalizzazione ipotetica di cui peraltro le allieve sono consapevoli. Le affermazioni di principi generali nel corso della discussione si spostano dal piano psicologico a quello storico (da “mai sottomettersi senza aver fatto ciò che uno pensa”, a “non bisogna scoraggiarsi perché lotti per la libertà del tuo paese”).
 
 
 
 
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